Moltitudine Inarrestabile (Benedetta Irrequietezza)

Come è nato il più grande movimento al mondo e perché nessuno se ne è accorto

« 2.2 – Diritti umani, sovrapopolazione ed ambiente. Merci e persone.

2.4 – Condivisione delle informazioni. Rilocalizzazione. Diritto alle decisioni. »

2.3 – Ideologie e religioni. Controllo e divisioni. Unità e diversità. 1 Commento

[Capitolo 2 "Benedetta irrequietezza"; pag 46 (9 righe), 47, 48, 49, 50, 51 (21 righe), 52, 53 (3 righe)]

Un’altra ragione che spiega la difficoltà di identificare il movimento consiste nel fatto che esso non costituisce l’elaborazione di una particolare ideologia. Per la prima volta nella storia, un grande movimento sociale non è tenuto insieme da un “ismo. Ciò che lo unisce sono le idee, non le ideologie. C’è una grande differenza fra le due: le idee fanno domande e liberano; le ideologie giustificano e comandano.11 In generale, un’ideologia nasce da un insieme di convinzioni elaborate da una persona. Tali convinzioni diventano un “ismo” quando adepti, seguaci e factotum creano un’organizzazione per controllare e diffondere ciò che a questo punto è diventato un intreccio di realtà e di fede.

A mano a mano che crescono, i movimenti ideologici si dividono e si suddividono. Nel mondo cristiano, per esempio, dapprima vi furono gli gnostici, gli ebrei cristiani e i cristiani paolini. Nell’XI secolo, le chiese ortodosse orientali si divisero dalla chiesa cattolica sull’argomento della supremazia del papa. Nel 1517, Martin Lutero affisse le sue 95 Tesi sulla porta della chiesa dell’università di Wittenberg, e il suo gesto segnò l’inizio del movimento della Riforma e la nascita delle confessioni protestanti, che presto inclusero mennoniti, luterani, battisti, anabattisti, zwinglianisti, puritani, presbiteriani, anglicani e calvinisti. Nel 1618, poco più di cent’anni dopo la protesta di Lutero, ebbe inizio la Guerra dei trent’anni, un conflitto fra cattolici e protestanti che portò alla morte di cinque milioni di tedeschi, un terzo della popolazione, molti dei quali contadini. Attualmente, negli Stati Uniti esistono più di mille confessioni cristiane. Altri significativi esempi di settarismo esistono tra i musulmani sciiti e sunniti, che spesso sono violentemente divisi. Fra i suoi ranghi, il marxismo annovera i leninisti, i trotzkisti, gli stalinisti, i krusceviti e i maoisti.

Nel XIX secolo sono nate grandi ideologie, che hanno dominato le nostre convinzioni su cosa è vero, cosa falso e persino su cosa è possibile nel XX secolo. I leader hanno utilizzato le più disparate ideologie – comunismo, capitalismo, populismo, materialismo, fondamentalismo, imperialismo, colonialismo e socialismo – per sostenere i loro regimi, reclutare i loro eserciti e difendere le loro politiche. Le tre più grandi, capitalismo, socialismo e comunismo, hanno lottato, durante il XX secolo, per il controllo delle nostre menti, dei territori e delle risorse e ora sono state sostituite da terrorismo e fondamentalismo economico e religioso.12

Dato che siamo stati educati a credere che la salvezza si trovi nelle dottrine di un singolo sistema, risultiamo degli ingenui che si lasciano facilmente influenzare da ipocrisie e falsità. Le ideologie sfruttano queste debolezze e le trasformano in fedeltà cieca invece di favorire l’evoluzione naturale e il fiorire di idee nuove e differenti tra loro.

Ecologi e biologi sanno che un sistema diventa stabile e sano proprio grazie alla diversità e non all’uniformità. Il punto di vista degli ideologi è esattamente l’opposto.

La fine del XX secolo ha visto il crollo delle grandi ideologie; quel vuoto viene ora riempito da varie forme di populismo, che invocano la Bibbia, Allah, Ram, il nazionalismo o il libero mercato per legittimarsi. Neoconservatori, integralisti islamici, Christian right e fondamentalisti economici condividono la capacità di fornire alle persone dei surrogati delle ideologie che sono venute a mancare.13

Tali gruppi agiscono aggressivamente a nome nostro perché, affermano, sanno cosa è meglio per noi. Gli integralisti islamici vedono chi si oppone alla loro visione teocratica come un infedele, che è legittimo uccidere. I membri della Christian right considerano i non cristiani come bisognosi di essere salvati, bisognosi di quella redenzione che solo le leggi di Dio possono portare e che solo loro comprendono a fondo. I neoconservatori credono che il potere non possa essere affidato ai cittadini normali e che un piccolo gruppo di individui superiori dovrebbe guidare la maggioranza inferiore, utilizzando la religione e la perenne minaccia della guerra per creare un villaggio Potëmkin di populismo. I sostenitori della globalizzazione guidata dalle imprese vogliono imporre le loro regole e i loro precetti, basati sulle leggi di mercato, all’intero pianeta, senza tener conto della diversità di luoghi, storie e culture, nella convinzione che lo sviluppo economico sia un bene essenziale, possibilmente minimizzando o eliminando eventuali interferenze governative.


Questi gruppi hanno in comune un’avversione di base per la democrazia e cercano il proprio vantaggio, non il consenso generale. Così come la religione crea Dio a sua propria immagine, gli pseudo populisti intendonocreare un mondo che rispecchi le loro immaginazioni ristrette.

In “Saggi impopolari”, Bertrand Russel ha scritto: “L’uomo è un animale credulone e deve credere in qualcosa. In assenza di buone basi per le sue convinzioni, si accontenterà di basi cattive”. Ogni tipo di pseudo populismo nasce per salvare i suoi adepti dall’assenza di una struttura morale o sociale, il che significa che ci si aspetta che noi, anche se non riusciamo a comprenderlo a pieno, riponiamo in lui la nostra totale fiducia. Anche se queste organizzazioni pseudo populiste sono relativamente piccole, esse operano al fine di influenzare governi, suscitare terrore e controllare larghe somme di capitali. Nessuna di esse riscuote un ampio seguito, ma il sostegno, anche se piccolo, è estremamente intenso. In un contesto globale, tutte queste organizzazioni si trovano ai vertici più ristretti e tutte muovono le leve chiave del potere.

La civilizzazione globale è messa a rischio da tutti questi “ismi”. Nei prossimi secoli mancherà una stabilità climatica, la povertà aumenterà, gli stock ittici crolleranno, le metropoli pulluleranno di rifugiati dalle campagne, le falde freatiche diminuiranno e fame e malnutrizione cresceranno, anche nei paesi più ricchi del mondo. Il XX secolo ha visto il più alto tasso di distruzione ambientale della storia. È stato anche quello più crudele, duro e sanguinario: ottanta milioni di persone sono state massacrate dall’inizio del secolo fino alla Seconda guerra mondiale; da allora, più di 23 milioni di persone (per la maggior parte civili) sono stati uccisi inoltre 149 conflitti.14

Ricerche interminabili speculano sulla guerra, mentre al mantenimento della pace viene dedicato veramente poco. Studiamo diverse forme di avidità, fra cui raffinate scienze economiche, ma raramente ci occupiamo di armonizzare i bisogni dell’umanità. Per ogni dollaro destinato alle forze di pace dell’ONU, le nazioni membro spendono 2.000 dollari per la guerra. Quattro dei cinque membri del Consiglio disicurezza delle Nazioni Unite, che ha potere di veto su tutte le risoluzioni dell’ONU, sono fra i più grandi commercianti di armi al mondo: Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Russia.15


In contrasto con le lotte ideologiche, che attualmente dominano gli eventi globali e le singole identità, è sorto un ampio movimento non ideologico, che non fa appello alle fantasiose volontà delle masse, ma persegue invece le esigenze localizzate dei cittadini. Il contributo chiave di questo movimento consiste nel rifiuto di un’unica grande idea, che viene invece sostituita dall’offerta di centinaia di idee pratiche e utili.

Invece di “ismi”, offre processi, coinvolgimento e compassione. Il movimento mostra un lato dell’umanità tenero, forte e generoso. Non tende all’utopia, che di per sé costituisce solo un altro “ismo”, ma è prevalentemente pragmatico.

Soprattutto, questo movimento sfugge a qualsiasi definizione. Le generalizzazioni che cercano di definirlo risultano estremamente imprecise. Comprensibilmente, il movimento si oppone alle tipologie convenzionali. I suoi esponenti liberali sono spesso rigorosi, e quelli conservatori propongono sovente soluzioni radicali. Il movimento sorpassa confini politici antichi e invalicabili. L’idea di utilizzare fonti rinnovabili per ottenere l’indipendenza energetica locale è radicale, conservativa, ecologica, valida economicamente a lungo termine o socialmente equa?

Se esiste un sogno comune a tutto il movimento, malgrado la sua diversità, è quello di un processo: in una parola, la democrazia, ma non quella praticata e corrotta dalle multinazionali e dagli stati moderni. Consiste piuttosto nel reimmaginare un governo pubblico che venga dai singoli luoghi, dalle singole culture e dalle singole persone. Ciò che lega le varie componenti del movi mento è un modus operandiche potrebbe essere chiamato “autonomia della diversità”. Gruppi con visioni diverse e obiettivi distinti cooperano sulle tematiche principali, senza essere subordinati a un altro gruppo. Tuttavia, proprio questa grande diversità, che rappresenta il punto nodale della forza e del successo del movimento, lo rende anche estremamente vulnerabile.


La diversità, benché spesso sinonimo di adattabilità, può ostacolare unità, cooperazione ed efficacia. Sono inevitabili la competizione per posizione e territorio, con conseguente mancanza di collaborazione, soprattutto quando le organizzazioni sono obbligate a contendersi risorse scarse.

Quando piccoli gruppi si accostano al mondo delle giuste cause si sentono “salvatori dell’umanità” e nasce il narcisismo; inoltre, poiché queste organizzazioni sono guidate e gestite da esseri umani, si verificano pettegolezzi, sgarbi e maldicenze. All’interno del movimento si trovano presuntuosi, immaturi e tradizionalisti.

[omissis]

Un movimento diviso da lotte intestine non è in grado di rispondere adeguatamente a problematiche sempre più grandi. Ciò diventa particolarmente evidente nel campo dei cambiamenti climatici. Da una parte l’attuazione pratica di una riduzione energetica diretta deve avvenire su scala locale. Dall’altra, i maggiori cambiamenti e le iniziative politiche, che devono essere intrapresi a livello nazionale e internazionale in materia di trasporti pubblici, finanziamenti alle compagnie petrolifere ed energie rinnovabili, vengono ostacolati dalla corruzione dei politici e da interessi particolari; in tutto ciò, le organizzazioni non riescono a fare fronte unico per opporsi allo strapotere delle multinazionali e delle lobby che operano per mantenere inalterato questo stato delle cose.


Un altro aspetto della diversificazione, che potrebbe rivelarsi negativo, consiste nella grande quantità di cause abbracciate dal movimento, che per questo viene incompreso e ridicolizzato.
Come nella parabola dei ciechi e dell’elefante, è impossibile comprendere a fondo la totalità di un movimento che non riesce a dare un’immagine unica di sé. Descrivendo solo quello che vedono, i mezzi d’informazione usano etichette come ambientalisti, piccoli agricoltori, madri, gruppi tematici, agitatori, contestatori, minoranze, giovani idealisti, “quelli della Prius”, contadini, popolazioni indigene, verdi, accademici, attivisti, nostalgici hippy, liberali e bambini. Quando i mezzi d’informazione cominciarono a occuparsi del movimento per il suffragio delle donne, Elizabeth Cady Stanton scrisse: “Tutti i giornalisti, dal Maine al Texas, sembrano contendersi il primato di chi riesce a rendere il nostro movimento più ridicolo”.16

Da allora non è cambiato nulla, ma anche se gli stereotipi fossero veri, non sarebbero comunque completi. Si perdono infatti di vista i valori e le idee che rendono il movimento attivo e sempre più vasto.

I politici e i mezzi d’informazione valutano la forza in base alla capacità d’intaccare la determinazione delle persone, e non dalla vastità di interessi od obiettivi. L’NRA (n.d.r. National Rifle Association, associazione statunitense che tutela i possessori di armi da fuoco) è potente, ma ciò non significa che le persone che lottano contro la tratta degli esseri umani a Burma, la sparizione delle tartarughe marine, la desertificazione e i cambiamenti climatici debbano essere qualificate come inconcludenti.

Se un movimento non difende un obiettivo specifico, spesso viene liquidato come inutile e senza importanza. Chi collega tematiche come inceneritori, sfruttamento dei lavoratori, perturbatori endocrini, inquinamento idrico e distruzione delle cime delle montagne viene accusato di “mettere troppa carne al fuoco”. In realtà, ciò significa “pensare come una montagna”, come suggerisce Aldo Leopold, ovvero percepire la ricca complessità di un sistema e le interconnessioni fra i problemi sociali e ambientali all’interno del sistema stesso. Analizzando in termini sistemici le sfide che stiamo ponendo alla Terra, diventa evidente il valore di permacoltura, microcredito, tasse ambientali, impronta ecologica e commercio equo e solidale.


Di contro, una visione ridotta dei problemi fa sì che le stesse strategie e soluzioni vengano scartate come idealistiche o poco praticabili. Creare organismi geneticamente modificati per combattere la fame, costruire reattori nucleari PBMR per contrastare il riscaldamento globale o dichiarare guerre per instaurare la democrazia sono tutte forme di pensiero che affrontano le odierne problematiche senza risalire alla fonte del problema. In informatica, questi rimedi sono chiamati kludge, espedienti dalla durata limitata usati per riparare difetti, che non risolvono i problemi a monte, ma rimediano agli effetti indesiderati, creando un insieme finale malfunzionante.17

Per affrontare le questioni che affliggono il mondo sarà necessario mettere insieme intelligenza sociale e scienze naturali, due qualità che la politica tradizionale non possiede.


La speranza ancora inespressa di questo movimento è quella di creare una rete di organizzazioni che cercano di risolvere quelle problematiche che attualmente appaiono insolubili: povertà, cambiamenti climatici globali, terrorismo, degrado ecologico, polarizzazione dei redditi, perdita delle culture e molti altri ancora. Il mondo sembra cercare la soluzione con la “S”maiuscola, che è anch’essa parte del problema, mentre le soluzioni più efficaci sono locali e sistemiche.

Anche se i gruppi sono autonomi, il fatto che alcune organizzazioni si uniscano per affrontare una serie di tematiche può costituire un approccio sistemico efficace. Anche se il movimento può apparire imperfetto o ambizioso in maniera ingenua, la sua struttura e le sue tecniche di comunicazione di base possono, a volte, creare una risposta sociale collettiva capace di sfidare qualsiasi istituzione del mondo.


Tuttavia, quanta forza può acquisire un movimento che mette da parte divisioni tribali, statali o nazionali sostituendole con una rete di associazioni prive di un centro? Alcuni credono che per affrontare in maniera significativa le istituzioni politiche ed economiche esistenti il movimento debba coagularsi per offrire un’alternativa perseguibile. Molti altri argomenterebbero che le forme tradizionali e gerarchiche di organizzazione, che esigono un’omogeneità di agende e obiettivi, oggi risultano superate e che questo movimento è precursore di un cambiamento.

La risposta si trova a metà strada e dipende da molti fattori.

Desideri leggere il testo completo? Acquista il libro in promozione

Condividi e diffondi
  • Print this article!
  • Digg
  • Sphinn
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • E-mail this story to a friend!
  • MySpace
  • RSS
  • Technorati
Tags: , , , , , , , , ,
June 8, 2009 - 7:06 PM
1 commento »
  •  
Rispondi