Moltitudine Inarrestabile (Benedetta Irrequietezza)

Come è nato il più grande movimento al mondo e perché nessuno se ne è accorto

2.2 – Diritti umani, sovrapopolazione ed ambiente. Merci e persone. Nessun Commento

[Estratto dal capitolo 2 "Benedetta irrequietezza"; pag 43 (3 righe), 44, 45, 46 (7 righe)]

Insieme alle gravi violazioni dei diritti dell’uomo, infinite altre umiliazioni affliggono miliardi di persone: carenze d’acqua causate dagli usi agricoli, furto di risorse locali da parte di governi e multinazionali, incursioni di società minerarie che inquinano, corruzione e golpe, mancanza di assistenza sanitaria e accesso all’istruzione, grandi dighe che hanno costretto milioni di poveri a emigrare, perdita di terreni, politiche commerciali che mandano in bancarotta i piccoli agricoltori e tanto altro ancora. Le persone desiderano ovunque le stesse cose: sicurezza, la possibilità di sostenere le loro famiglie, accesso all’istruzione, un’alimentazione nutriente e a costi contenuti, acqua potabile, misure sanitarie e accesso all’assistenza sanitaria. In più di 190 nazioni al mondo, questi non sono diritti legali, ma diritti naturali.

Il movimento per la giustizia e la sostenibilità ambientale è nato quando le condizioni globali hanno iniziato a cambiare drammaticamente, diventando sempre più dure. Siamo la prima generazione sulla Terra che, nel corso della sua vita, ha assistito a un raddoppio della popolazione. I bambini nati nelle trenta ore successive alla lettura di questa frase prenderanno il posto delle 250.000 persone morte nel tragico tsunami del 26 dicembre 2004. Entro 50 anni, all’attuale popolazione mondiale di 6,6 miliardi si aggiungeranno circa 3 miliardi di persone, mentre il mondo non ha ancora capito come fare per prendersi cura di quelle già in vita. Entro la metà di questo secolo, le risorse disponibili pro capite si dimezzeranno, a dir poco. Dal XVIII secolo ad oggi, sono stati ideati molti procedimenti e metodi che consentono di risparmiare forza lavoro e, anche se la produttività umana è aumentata enormemente, centinaia di milioni di potenziali lavoratori e contribuenti della società si sentono sorpassati e inutili. Ogni settimana 1,4 milioni di persone si riversano negli slum di tutto il mondo per andare ad alimentare una massa sempre crescente di abusivi. 6

L’arida e sterile statistica, secondo cui 3 miliardi di persone vivono con meno di 2 dollari al giorno, si sente così spesso che non ci si aspetta più una risposta, ma rimane comunque vera, pressante e sconvolgente.

A quelli che vedono nella crescita delle relazioni commerciali e dell’economia globale un modo per uscire da queste carenze schiaccianti, bisognerebbe far presente che, negli ultimi venticinque anni, questa crescita è stata favorita in ogni maniera, ma la situazione è peggiorata notevolmente.

Scrive Arundhati Roy:

È come se le persone (…) fossero state riunite e caricate su due convogli di camion (uno enorme e l’altro piccolissimo) diretti in direzioni opposte. Il convoglio più piccolo è diretto verso una bellissima destinazione situata in cima al mondo. L’altro sparisce nell’oscurità. 7

Il sistema del capitalismo industriale è occupato a dividere il pianeta in due e le sue priorità non hanno nulla a che vedere con la giustizia o l’ambiente. La maggior parte dei bambini al mondo è povera, e la maggior parte dei poveri sono bambini.8 Più di un miliardo di persone vuole un posto di lavoro e non riesce a ottenerlo; fra quelli che ce l’hanno, 2 miliardi non ricevono il salario minimo. Altri 2 miliardi di persone andranno a ingrossare le fila della forza lavoro nei prossimi vent’anni. Negli Stati Uniti, i posti di lavoro occupati dai giovani sono ai più bassi livelli dal 1948. Nel 2005, solo due terzi dei lavoratori statunitensi fra i 20 e i 24 anni aveva un lavoro.9

Solo una specie sulla Terra è afflitta dalla disoccupazione: quella dell’Homo sapiens. Quando sentì parlare della disoccupazione cronica nel mondo, uno scolaro di terza elementare chiese: “Hanno già fatto tutto il lavoro che c’era da fare?”.

Se esiste una critica comune al capitalismo globale, condivisa da tutti i partecipanti al movimento, è questa: le merci sembrano essere diventate più importanti delle persone e vengono trattate meglio. Cosa succederebbe se tali priorità venissero invertite? Questo libro analizza un movimento che porta avanti tecnologie sociali innovative e a volte brillanti che vorrebbero favorire tale rovesciamento ricollocando le persone al centro del mondo e dell’esistenza. È fatto di progetti e azioni, immaginazione e organizzazione. Implica anche una coraggiosa difesa dei diritti umani. Promuove l’innovazione incentrata sulla vita quotidiana: l’esigenza e il piacere di imparare, di prendersi cura degli altri, di preparare il cibo, di crescere i bambini, di viaggiare e di svolgere un lavoro soddisfacente. Queste peculiarità umane sono minacciate da potenze globali che non prendono in considerazione i desideri più profondi delle persone.


Quando parlo del movimento con accademici o amici che lavorano nei mezzi d’informazione, la prima domanda che mi sento rivolgere è sempre la stessa: se è così grande, perché non ha maggiore visibilità? Ovvero:perché non ha più visibilità su giornali e notiziari, soprattutto televisivi?

Il movimento, anche se persegue fini globali, generalmente rimane invisibile fino a quando non si riunisce per prendere parte a qualche dimostrazione a Londra, Praga, New York, o durante gli incontri annuali del World Social Forum; dopodiché, sembra nuovamente scomparire, rinforzando la percezione che sia solo un fuoco fatuo.

Questo movimento non rientra esattamente in nessuna delle categorie della società moderna, e ciò che non si può vedere non ha un nome. Negli affari, ciò che non può essere misurato non può essere gestito; nei mezzi d’informazione, ciò che non si vede non fa notizia.

[omissis]

Ciò che già conosciamo fa da supporto a ciò che vediamo e ciò che vediamo fa da supporto a ciò che comprendiamo. La Rivoluzione industriale è rimasta senza nome per più di un secolo, in parte perché la sua evoluzione non rientrava nelle categorie tradizionali, ma anche perché nessuno riusciva a definire cosa stesse accadendo, sebbene fosse evidente a tutti.

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June 8, 2009 - 3:12 PM Nessun Commento

1.2 Riconsiderare… Nessun Commento

[Estratto dal capitolo 1 "Gli inizi"; pag 33 - 22 righe; pag 34 intera; pag 35 - 9 righe]

L’ispirazione non proviene dalle litanie sui danni già fatti; piuttosto, si trova nella disponibilità umana a ricostruire, riparare, ricomporre, ripristinare, recuperare, reinventare e riconsiderare. “Considerare” (con sidere) significa “con le stelle”; riconsiderare significa riunirsi al movimento e ai cicli del cielo e della vita. Qui l’enfasi è posta sulle intenzioni degli esseri umani, dato che gli esseri umani sono fragili e imperfetti. Le persone non sempre sanno leggere e scrivere o sono istruite. Molti individui nel mondo sono poveri e soffrono di malattie croniche. Non sempre i poveri riescono a procurarsi il cibo giusto per un’alimentazione corretta e devono lottare per nutrire ed educare i loro figli. Se persone con tali carichi riescono ad andare oltre le loro difficoltà quotidiane e agire con il chiaro scopo di combattere lo sfruttamento e operare per la ricostruzione, allora si sta preparando qualcosa di veramente potente. Non si tratta solo di poveri, ma di persone di tutte le razze, di tutte le classi sociali e di tutti i luoghi del mondo. “Un giorno finalmente hai capito quel che dovevi fare e hai cominciato, anche se le voci intorno a te continuavano a gridare i loro cattivi consigli”.2 Questa è la descrizione che Mary Oliver fa del passaggio da un’atteggiamento profano a un profondo senso di connessione con il mondo vivente.

Anche se generalmente i telegiornali annunciano la morte di persone a noi estranee, milioni di uomini e donne continuano ad agire proprio in nome di quegli estranei. Questo altruismo ha origini religiose, persino mitiche, e affonda le sue radici nell’estrema concretezza del XVIII secolo. Gli abolizionisti furono il primo gruppo a creare un movimento nazionale e globale per difendere i diritti di persone che non conoscevano. Fino a quel momento, nessun gruppo di cittadini aveva avanzato reclami che non avessero a che fare con i loro stessi interessi.3 I conservatori misero in ridicolo gli abolizionisti, allo stesso modo in cui oggi deridono liberali, progressisti, attivisti e tutti quelli che vogliono risolvere i problemi del mondo, rendendo questi termini dispregiativi. Curare le ferite del mondo e dei suoi abitanti non richiede santità o un partito politico, ma solo buon senso e perseveranza. Non si tratta di un’attività liberale o conservatrice, si tratta di un atto sacro. È un’impresa enorme che cittadini comuni, e non governi autonominati od oligarchie, stanno portando avanti in tutto il mondo.

Moltitudine inarrestabile è un’esplorazione di questo mondo, dei suoi appartenenti, dei suoi scopi e dei suoi ideali. Ne ho fatto parte per decenni e, di conseguenza, non posso affermare di essere come un giornalista distaccato che esamina obiettivamente il suo soggetto. Spero che le pagine che seguono possano essere considerate l’espressione di un ascolto attento.

Il sottotitolo del libro, Come è nato il più grande movimento del mondo e perché nessuno se ne è accorto, è una domanda per cui non esiste una sola risposta. Come quello di chiunque altro, il mio punto di vista si basa su convinzioni accumulate nel tempo e su giudizi arricchiti da una rete di amici e colleghi. In ogni caso, ho scritto questo libro soprattutto per scoprire quello che ancora non so. Parte di ciò che ho appreso riguarda una storia antica che sta riemergendo, ciò che il poeta Gary Snyder chiamava “la grande clandestinità”, una corrente di umanità che risale al Paleolitico, e che affonda le sue radici in guaritori, sacerdotesse, filosofi, monaci, rabbini, poeti e artisti “che parlano a nome del pianeta, delle altre specie, dell’interdipendenza; un flusso vitale che scorre sotto, attraverso e intorno agli imperi”.4

Nello stesso tempo, ho imparato molte cose nuove. I gruppi sono interconnessi, non esiste un parola che descriva esattamente la complessità di questa rete di relazioni.5 Internet e gli altri strumenti di comunicazione hanno rivoluzionato le possibilità, per i piccoli gruppi, di raggiungere dei traguardi e di conseguenza stanno cambiando i luoghi del potere. Sono sempre esistite reti di persone potenti, ma, fino a poco tempo fa, non è mai stato possibile mettere in collegamento il mondo intero.

Moltitudine inarrestabile descrive cosa differenzia questo movimento dai precedenti movimenti sociali, in particolare per quanto riguarda l’ideologia. Le organizzazioni all’interno del movimento sono nate una alla volta, generalmente senza una visione predeterminata del mondo, e si sono date i loro obiettivi prescindendo da qualunque ortodossia. Secondo alcuni storici e analisti, i movimenti esistono solo quando possiedono un nucleo di credenze ideologiche o religiose. Inoltre, non esistono nel vuoto totale: un forte leader caratterizza qualsiasi movimento e spesso ne costituisce il fulcro intellettuale, anche dopo che è morto. Il movimento che descrivo in questo libro, come ho già detto, non si riconosce in nessun leader e, di conseguenza, rappresenta un fenomeno sociale del tutto diverso.

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June 8, 2009 - 1:18 AM Nessun Commento