Moltitudine Inarrestabile (Benedetta Irrequietezza)

Come è nato il più grande movimento al mondo e perché nessuno se ne è accorto

ATTIVISMO AMBIENTALE & POLITICO, RESILIENZA ED EVOLUZIONE FILOGENETICA: un quadro contemporaneo (di Dario Tamburrano) Nessun Commento

(tratto da decrescitafelice.it)

“In Occidente abbiamo questa presunzione straordinaria,
che mentre noi abbiamo lavorato duramente
alla creazione di meraviglie e innovazioni tecnologiche,
le altre culture del mondo siano rimaste intellettualmente ferme.
Niente potrebbe essere più lontano dalla verità.
Né tale differenza è dovuta ad alcun tipo di superiorità degli occidentali in materia.
Ora sappiamo che dal punto di vista biologico
è vero ciò che noi abbiamo sempre sognato essere vero
dal punto di vista filosofico,
ovvero che siamo tutti fratelli e sorelle.
Per definizione, possediamo tutti lo stesso patrimonio  genetico.
Ciò significa che ogni singola società e cultura umana,
per definizione, condividono la stessa acutezza mentale,
la stessa capacità intellettuale.
E che il genio grezzo venga messo al servizio della stregoneria tecnologica
o a districare il complesso intreccio della memoria relativa a un mito,
si tratta semplicemente di scelte e orientamenti culturali.”
Wade Davis, The Ethnosphere and the Academy


ATTIVISMO E PARADOSSI DELL’ERA CONTEMPORANEA

Diritti umani e giustizia sociale, decrescita e sostenibilità ambientale, sarà capitato a tutti noi, almeno una volta, di chiedersi se l’impegno che mettiamo nel diffondere e difendere questi principi  possa ottenere risultati tangibili e duraturi.

Confrontandosi con i nostri stessi più cari amici e familiari, quanti di loro si mostrano del tutto refrattari ad un qualsiasi cambio di atteggiamento non conforme ai disvalori standardizzati e globalizzati dell’apparire, del consumo e della crescita materiale ad ogni costo?

Quante volte, ci siamo sentiti una goccia solitaria ed alla deriva in un mare troppo grande? Quante volte, confusi e disorientati, senza certezze, in questo magma contemporaneo di eventi ed informazioni contrastanti e parcellizzate che quotidianamente irrompono nelle nostre coscienze?

La storia della specie ha subito negli ultimi secoli una accelerazione logaritmica. Oggi una sola generazione è stata testimone di un esplosione demografica e produttiva senza precedenti. L’applicazione delle tecnologie ha creato oggetti e servizi che hanno rivoluzionato in brevissimo tempo gli usi ed i costumi dei singoli e delle masse. Abbiamo assistito alla globalizzazione delle idee e delle merci, all’avvento della mobilità individuale su scala planetaria, alla fine della guerra fredda ed al crollo di tutte le ideologie politiche che fino a pochi anni dominavano il mondo.

Se tutto ciò ha portato grandi speranze, i neofondamentalismi economici e religiosi, la crisi degli ecosistemi, il progressivo impoverimento delle risorse naturali, l’instabilità climatica, lo sfruttamento neocoloniale di buona parte del pianeta, il genocidio, non solo culturale, delle diversità, ci hanno instillato d’altra parte enormi preoccupazioni ed interrogativi.

L’uomo contemporaneo occidentalizzato, che grazie alla disponibilità di grandi mezzi, sarebbe dovuto crescere in senso critico, in tempo libero ed in libertà e diritti, è invece diffusamente anestetizzato, inconsapevole ed impotente. Imbrigliato in questo incredibile paradosso della modernità.

All’interno di questo quadro si inserisce a sorpresa l’interpretazione olistica e positiva dello stato attuale dell’umanità che Pawl Hawken ci fornisce nel suo ultimo saggio “Moltitudine Inarrestabile”.

IL PANORAMA GLOBALE DEI MOVIMENTI

LOCALI E SOVRANAZIONALI

Hawken esordisce delineando un ampio panorama delle organizzazioni e delle comunità che attualmente operano nel pianeta per la difesa dei diritti umani e civili e per la sostenibilità ambientale. Emerge da questa sorta di censimento che questo numero è impressionante in ogni luogo e senza differenza di razza e cultura. Queste associazioni di individui costituisco nel loro complesso un movimento spontaneo ed auto-organizzato, senza un centro ed un’ideologia portante che sfugge alla categorizzazione classica al punto tale che i media non sono in grado di recepirne la portata ubiquitaria e di coglierne l’aspetto innovativo.

LA FUSIONE DELLE CULTURE INDIGENE CON L’AMBIENTALISMO E LA GIUSTIZA SOCIALE

Secondo Hawken, in questo che egli definisce il “movimento senza nome”, stanno confluendo in un’unica visione sia gli insegnamenti e i valori delle culture indigene di ogni continente, sia le tematiche proprie dei movimenti ambientalisti, per la giustizia sociale ed i diritti umani. Per la prima volta nella storia dell’uomo si assiste ad una moltitudine di individui che a volte inconsapevolmente, pur nella loro diversità, operano nella stessa direzione.


IL SISTEMA IMMUNITARIO DEL PIANETA

Similmente ad un sistema immunitario che è formato da più parti che collaborano tra di loro per reagire agli attacchi infettivi, questo movimento è, per Hawken, paragonabile ad una risposta immune della specie umana nel suo complesso, come reazione di autodifesa alle politiche economiche di sfruttamento dei popoli e di distruzione degli ecosistemi che minano la sopravvivenza dell’umanità stessa.

SALTO QUANTICO FILOGENETICO

Questo movimento dei movimenti può pertanto essere considerato come un nuovo organismo, un salto quantico filogenetico e culturale, in risposta alle nuove pressioni ambientali e storiche, cui la nostra specie è attualmente soggetta. Sappiamo che miliardi di anni fa, da un brodo primordiale di atomi e molecole, sono miracolosamente ed improvvisamente nate le prime cellule capaci di autoreplicarsi, le quali si sono differenziate ed unite collaborativamente prima in organismi pluricellulari e poi in esseri superiori dotati di tessuti ed organi comunicanti per mezzo del sistema nervoso.


INTERNET COME SISTEMA NERVOSO,

DATI CULTURALI COME GENI

Ecco che, oggi, ha preso forma un corpo unico formato da una moltitudine di organizzazioni ed individui, che interagiscono tra di loro, grazie all’avvento dei nuovi media sociali figli di internet; l’esistenza di una rete di comunicazione così ramificata e veloce, rappresenta il sistema nervoso di questo organismo simbiontico sovraspecie i cui geni non sono più le molecole di DNA, ma le informazioni multiculturali presenti e latenti che nella rete sono memorizzate, attivate e trasmesse in un’inarrestabile fecondazione incrociata dalle conseguenze inesplorate ed imprevedibili.

DIVERSITA’, SIMBIOSI E RESILIENZA

Questo fenomeno di tipo organico è in grado di mutare e di riorganizzarsi velocemente come un virus, in virtù proprio dell’assenza di un ideologia statica e di un controllo centrale, e fa, della molteplicità di culture e conoscenze integrate, il suo punto di forza, analogamente ad un sistema naturale che aumenta la sua resilienza parallelamente al crescere della sua biodiversità.

IL MOVIMENTO COME NUOVA FORMA DI VITA INTELLIGENTE, INVISIBILE E SOVRA SPECIE

Un movimento, quindi, particolarmente intelligente per la sua adattabilità che ha tutto l’aspetto di una forma di vita nuova e non catalogabile, e quindi invisibile, potenzialmente in grado, pertanto, di affrontare e superare le enormi sfide che ci attendono. E’ un evento di portata epocale nella storia dell’uomo che fornisce un significato assai profondo al nostro impegno individuale e collettivo. Senza saperlo, ne facciamo già parte e ci ha già contagiato vivendo dentro di noi. Chi è in grado di vedere anche in Italia il superamento degli schieramenti ideologici ed immobilizzanti del secolo scorso, sta già costruendo in maniera consapevole, il futuro sostenibile, sociale e politico del nostro paese.

Dario  Tamburrano, San Giovanni a Piro (SA), 30 giugno 2009

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June 30, 2009 - 10:12 PM Nessun Commento

8.1 – Ipotesi Gaia. Il movimento come risposta immunitaria dell’umanità. Nessun Commento

[Estratto dal capitolo 8 "Immunità"; pag 187,  189, 190 (19 righe), 191 (14 righe), 192, 193, 194 (16 righe), 195 (16 righe)]

I nostri sistemi immunitari, solo loro, ci proteggono dal diventare, all’improvviso,
qualcun altro. Siamo quello che siamo solo perché in ogni momento di ogni giorno
ci difendiamo. E noi siamo tutto. Siamo parte di altri. Ritratti dipinti da qualche
parte fra il nostro cervello e il timo. Siamo le schifezze che abbiamo mangiato e le
canzoni che abbiamo cantato. Siamo la luce delle stelle e l’oscurità antica al di là
di ogni immaginazione. Siamo nello stesso tempo fuochi spontanei e acqua
consacrata. Siamo fede e perdono.
Siamo la nostra stessa morte e l’eterno pensiero degli altri.

Gerald Callahan, Faith, Madness, and Spontaneous Human Combustion1

Una delle bellezze della biologia consiste nel fatto che le sue realtà diventano le nostre metafore.
Kenny Ausubel, Nature’s Operating Instructions2

Negli anni Sessanta, Sir James Lovelock iniziò a prendere in esame la possibilità che la Terra potesse essere un unico organismo vivente. L’ipotesi Gaia, come più tardi lui stesso la chiamò, asserisce che, nel creare le condizioni favorevoli alla vita, la Terra dimostra caratteristiche di autorganizzazione e autoregolazione simili a quelle degli organismi viventi. Due secoli prima, Immanuel Kant e l’economista francese Jacques Turgot immaginarono l’umanità stessa come un’entità simile, un sistema dotato di alcuni degli attributi di un organismo. Non furono gli unici. Da Spinoza a Gandhi, da Lewis Thomas a Teilhard de Chardin, filosofi, maestri religiosi e scienziati si sono chiesti se la razza umana non fosse interconnessa con modalità misteriose e inesplicabili. “Insieme, la grande massa di menti umane di tutta la Terra sembra comportarsi come un sistema vivente coeso” scrisse Thomas.3

Una delle differenze fra il movimento dal basso che sta esplodendo in tutto il mondo e le ideologie consolidate consiste nel fatto che il movimento sviluppa le sue idee sulla base dell’osservazione, mentre le ideologie agiscono basandosi su credenze o teorie: la stessa distinzione che, al tempo di Charles Darwin e William Paley, differenziava l’evoluzionismo dal creazionismo, la stessa che George Soros opera fra società chiuse e società aperte. Darwin non tentò di confutare il creazionismo. Da scienziato sul campo qual era, cercò invece di dare un senso alle prove che aveva raccolto durante il viaggio a bordo dell’HMS Beagle. Nello stesso modo, il movimento non cerca di confutare il capitalismo, la globalizzazione o il fondamentalismo religioso, ma prova a dare un senso a quanto scoperto nelle foreste, nelle favelas, nelle fattorie, nei fiumi e nelle città.

Il movimento ha ideologi? Certo, ma fondamentalmente è composto da quella parte di umanità che si è assunta il compito di proteggere e salvare se stessa. Se ammettiamo che la metafora dell’organismo unico sia applicabile all’umanità, possiamo immaginare un movimento collettivo che protegga, ripari e ricostruisca la capacità di quell’organismo di resistere alle minacce. Se così fosse, quella stessa capacità di risposta funzionerebbe come un sistema immunitario, che opera indipendentemente dalla volontà del singolo individuo. In particolare, l’attività condivisa di centinaia di migliaia di organizzazioni non profit può essere interpretata come la risposta immunitaria dell’umanità a tossine come corruzione politica, disordine economico e degrado ecologico.

Proprio come il sistema immunitario riconosce le cellule del proprio organismo da quelle estranee, il movimento distingue tra sé e nonsé. Proprio come il sistema immunitario rappresenta la difesa interna che consente a un organismo di perdurare nel tempo, la sostenibilità costituisce una strategia dell’umanità per continuare a esistere. La parola immunità viene dal latino im munis* che significa “pronto all’uso”.4Normalmente, il sistema immunitario viene descritto con una terminologia militare: un ministero della difesa biologico armato per combattere gli organismi invasori.5 Nell’esempio classico, gli anticorpi si attaccano agli invasori molecolari, che poi vengono neutralizzati e distrutti dai globuli bianchi. Semplice ed elegante; tuttavia, il processo di risposta agli invasori e alle malattie risulta molto più complesso e interessante.

[omissis]

Al centro dell’immunità c’è un miracolo di recupero e ripristino, poiché si verificano situazioni in cui il nostro sistema immunitario è indebolito. Stress, sostanze chimiche, infezioni, mancanza di sonno e una dieta pove ra possono travolgere il sistema e portarlo al collasso. Quando ciò accade, possono riaffiorare vecchie patologie, mentre la protezione da quelle nuove viene a mancare. Gli agenti patogeni crescono rapidamente e sembrano prendere il potere, e arriva un momento in cui la morte è molto vicina. A quel punto, a seconda dei casi, può accadere qualcosa di apparentemente straordinario: il crollo immunologico rallenta e si ferma, la nostra vita rimane sospesa finché non iniziamo a guarire come se avessimo trovato il filo d’Arianna, un ritorno alla ribalta degno di una trama di Hollywood. I meccanismi attraverso i quali il sistema immunitario, disorientato e confuso, riesca a invertire la tendenza e a riprendersi non sono ben chiari: qualcuno potrebbe parlare di mistero.7

[omissis]

Nel suo libro La rete della vitaFritjof Capra scrive:

“L’intero sistema assomiglia più a una rete come internet che a soldati in cerca di nemici. Gradualmente, gli immunologi hanno dovuto cambiare la loro percezione, da un sistema immunitario a una rete immunitaria”.8

Francesco Varela e Antonio Coutinho descrivono un sistema immunitario più simile a un sistema intelligente, vivente, in grado di apprendere e autoregolarsi; in pratica, quasi un’altra mente. Il suo funzionamento non dipende dalla sua potenza di fuoco, ma dalla qualità delle sue connessioni. Invece di “cellule interne” che distruggono automaticamente “cellule esterne”, si genera una risposta mediata agli agenti patogeni, come se, milioni di anni fa, il sistema immunitario avesse imparato a essere conciliante e, conoscendo i potenziali avversari, fosse in grado di fornire una risposta più saggia di quella istantanea, tesa al raggiungimento di un equilibrio più adeguato rispetto alla distruzione completa. Il sistema immunitario dipende dalla sua diversità per conservare la sua resilienza, grazie alla quale può mantenere l’omeostasi, rispondere alle sorprese, imparare dagli agenti patogeni e adattarsi ai repentini cambiamenti. Le implicazioni mediche sono chiare: per sconfiggere il cancro e le infezioni, dobbiamo capire come aumentare le connessioni della rete immunitaria piuttosto che l’intensità della sua risposta.9

In maniera simile, la rete di organizzazioni molto diverse che prolifera oggi nel mondo può costituire una difesa contro l’ingiustizia migliore persino di un F16. La connettività consente a questa rete di concentrarsi su un’attività e di convogliare le loro risorse in maniera precisa e parsimoniosa. Queste organizzazioni ottengono successi crescenti ricercando il consenso all’interno di democrazie “artigianali”, dove nessuno detiene tutto o troppo potere: la loro forza si basa sul dialogo e la sincerità. I computer, i telefoni cellulari, la banda larga e internet hanno creato le condizioni perfette per unificare anche le realtà più marginali.

Secondo Kevin Kelly, autore di Out of Control, internet è formato da un quintilione di transistor, un bilione di collegamenti e da un milione di email inviate ogni secondo. La legge di Moore, in base alla quale ogni 18 mesi le prestazioni dei processori raddoppiano e il loro prezzo si dimezza, si accorda con la legge di Metcalfe, che afferma che l’utilità di una rete aumenta in maniera esponenziale al crescere del numero degli utenti. Ciò vale tanto per le grandi aziende quanto per le piccole ONG, ma sono queste ultime a trarne i maggiori vantaggi, dato che le due leggi valgono più per le reti piccole che per quelle grandi. Le grandi organizzazioni non hanno bisogno di reti, mentre le piccole vi prosperano. Le reti sono sistemi complessi di elementi interconnessi, che collegano le singole azioni a una rete più ampia di conoscenze e meccanismi. I siti web sono collegati ad altri siti, a loro volta collegati a un numero ancora maggiore di siti e così via, dando vita a una massa fluida di informazioni, che cambia e cresce a seconda delle necessità, proprio come un sistema immunitario. Al centro di tutto non c’è la tecnologia, ma le relazioni, decine di milioni di personeche operano per il ripristino e la giustizia sociale.

Lo stato attuale del mondo indica che, dato il numero di organizzazioni e persone impegnate a lottare contro l’ingiustizia, il movimento non risulta particolarmente efficace. La risposta a questa affermazione è che le devastazioni legate alla globalizzazione hanno un vantaggio di circa cinquecento anni rispetto al sistema immunitario dell’umanità. Gli assalti alle risorse e la produzione di rifiuti, che procedono con intensità crescente, lo sradicamento delle culture e lo sfruttamento dei lavoratori rappresentano una patologia, né più né meno dell’epatite o del cancro, appoggiata da un sistema politicoeconomico di cui tutti facciamo parte.

Ogni dito puntato è inevitabilmente un dito che accusa noi. Possono non esserci colpevoli specifici, ma il sistema rimane una patologia, anche se siamo stati noi a crearlo e a servircene. Dato che molte persone si rendono conto di essere malate e sono intenzionate a curare anche le cause, e non solo i sintomi, il movimento ambientalista può essere visto come la risposta dell’umanità alle politiche che stanno contagiando la Terra; quello per la giustizia sociale affronta invece gli agenti patogeni, economici e legislativi, che distruggono famiglie, enti, culture e comunità. Due facce della stessa medaglia, perché ogni danno subito da una costituisce un danno anche per l’altra. Queste risposte immunitarie affrontano quelle che Paul Farmer chiama “patologie del potere” o “crescenti maree di disparità”, che alimentano la violenza, rivolta contro persone, luoghi o altre forme di vita. Nessuna cultura ha mai rispettato l’ambiente e maltrattato la sua gente e, al contrario, nessun governo può affermare di occuparsi dei suoi cittadini permettendo, nel contempo, che l’ambiente venga distrutto. Farmer scrive: “Una quantità maggiore di pistole e una repressione più severa possono rappresentare un rimedio a una scarsa presenza delle forze dell’ordine, ma violenza e caos non spariranno se fame, patologie e razzismo non verranno affrontati in maniera efficace e definitiva”.10

Le patologie a cui fa riferimento Farmer sono numerose, e il loro vettore è spesso costituito da imprese, enti governativi o banche; inoltre, queste patologie sono associate retoricamente con la giustificazione logica secondo cui servono ad aiutare quelle persone che, in realtà, danneggiano. I veicoli delle patologie sociali e ambientali possono essere anche eserciti e governi ma, più semplicemente, possono bastare modi errati di pensare, rigidità burocratiche e superbia istituzionale.

Il fine ultimo di un sistema immunitario globale è quello di identificare tutto ciò che non risulta favorevole alla vita e di contenerlo, neutralizzarlo o eliminarlo; quando una comunità, una cultura e un ecosistema sono stati danneggiati, esso cerca di prevenire un ulteriore deterioramento, di curare i danni e ripristinare l’integrità. Molte organizzazioni per la giustizia e i cambiamenti sociali hanno poco personale e ancor meno fondi e quasi tutte operano in contesti in cui l’apprendimento è difficoltoso.

[omissis]

Per affrontare gli agenti patogeni, il movimento ha dovuto trasformarsi in una moltitudine di organizzazioni diverse: istituti, enti per lo sviluppo delle comunità, gruppi di abitanti di villaggi e città, imprese, istituti di ricerca, associazioni, network, gruppi di fedeli, fondazioni ed enti. Ognuna di queste categorie contiene dozzine di organizzazioni definite in basealla loro attività; all’interno di queste diverse attività, i vari gruppi si focalizzano su tematiche specifiche: diritti dell’infanzia, pinnipedi, diversità culturale, conservazione della barriera corallina, riforma democratica, sicurezza energetica, alfabetizzazione. (L’appendice di questo libro fornisce una tassonomia del movimento che ne restituisce l’ampiezza e la varietà.) Poiché poi mezzi d’informazione parlano quasi sempre delle organizzazioni più grandi e consolidate, la diversità alla base del movimento rimane nascosta, o viene assorbita nello stereotipo che comprende dimostranti, slogan e proteste. Queste attività, che pure rappresentano un impegno importante, sono però la parte più piccola del lavoro portato avanti dal movimento.

[omissis]

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June 15, 2009 - 9:30 AM Nessun Commento

2.2 – Diritti umani, sovrapopolazione ed ambiente. Merci e persone. Nessun Commento

[Estratto dal capitolo 2 "Benedetta irrequietezza"; pag 43 (3 righe), 44, 45, 46 (7 righe)]

Insieme alle gravi violazioni dei diritti dell’uomo, infinite altre umiliazioni affliggono miliardi di persone: carenze d’acqua causate dagli usi agricoli, furto di risorse locali da parte di governi e multinazionali, incursioni di società minerarie che inquinano, corruzione e golpe, mancanza di assistenza sanitaria e accesso all’istruzione, grandi dighe che hanno costretto milioni di poveri a emigrare, perdita di terreni, politiche commerciali che mandano in bancarotta i piccoli agricoltori e tanto altro ancora. Le persone desiderano ovunque le stesse cose: sicurezza, la possibilità di sostenere le loro famiglie, accesso all’istruzione, un’alimentazione nutriente e a costi contenuti, acqua potabile, misure sanitarie e accesso all’assistenza sanitaria. In più di 190 nazioni al mondo, questi non sono diritti legali, ma diritti naturali.

Il movimento per la giustizia e la sostenibilità ambientale è nato quando le condizioni globali hanno iniziato a cambiare drammaticamente, diventando sempre più dure. Siamo la prima generazione sulla Terra che, nel corso della sua vita, ha assistito a un raddoppio della popolazione. I bambini nati nelle trenta ore successive alla lettura di questa frase prenderanno il posto delle 250.000 persone morte nel tragico tsunami del 26 dicembre 2004. Entro 50 anni, all’attuale popolazione mondiale di 6,6 miliardi si aggiungeranno circa 3 miliardi di persone, mentre il mondo non ha ancora capito come fare per prendersi cura di quelle già in vita. Entro la metà di questo secolo, le risorse disponibili pro capite si dimezzeranno, a dir poco. Dal XVIII secolo ad oggi, sono stati ideati molti procedimenti e metodi che consentono di risparmiare forza lavoro e, anche se la produttività umana è aumentata enormemente, centinaia di milioni di potenziali lavoratori e contribuenti della società si sentono sorpassati e inutili. Ogni settimana 1,4 milioni di persone si riversano negli slum di tutto il mondo per andare ad alimentare una massa sempre crescente di abusivi. 6

L’arida e sterile statistica, secondo cui 3 miliardi di persone vivono con meno di 2 dollari al giorno, si sente così spesso che non ci si aspetta più una risposta, ma rimane comunque vera, pressante e sconvolgente.

A quelli che vedono nella crescita delle relazioni commerciali e dell’economia globale un modo per uscire da queste carenze schiaccianti, bisognerebbe far presente che, negli ultimi venticinque anni, questa crescita è stata favorita in ogni maniera, ma la situazione è peggiorata notevolmente.

Scrive Arundhati Roy:

È come se le persone (…) fossero state riunite e caricate su due convogli di camion (uno enorme e l’altro piccolissimo) diretti in direzioni opposte. Il convoglio più piccolo è diretto verso una bellissima destinazione situata in cima al mondo. L’altro sparisce nell’oscurità. 7

Il sistema del capitalismo industriale è occupato a dividere il pianeta in due e le sue priorità non hanno nulla a che vedere con la giustizia o l’ambiente. La maggior parte dei bambini al mondo è povera, e la maggior parte dei poveri sono bambini.8 Più di un miliardo di persone vuole un posto di lavoro e non riesce a ottenerlo; fra quelli che ce l’hanno, 2 miliardi non ricevono il salario minimo. Altri 2 miliardi di persone andranno a ingrossare le fila della forza lavoro nei prossimi vent’anni. Negli Stati Uniti, i posti di lavoro occupati dai giovani sono ai più bassi livelli dal 1948. Nel 2005, solo due terzi dei lavoratori statunitensi fra i 20 e i 24 anni aveva un lavoro.9

Solo una specie sulla Terra è afflitta dalla disoccupazione: quella dell’Homo sapiens. Quando sentì parlare della disoccupazione cronica nel mondo, uno scolaro di terza elementare chiese: “Hanno già fatto tutto il lavoro che c’era da fare?”.

Se esiste una critica comune al capitalismo globale, condivisa da tutti i partecipanti al movimento, è questa: le merci sembrano essere diventate più importanti delle persone e vengono trattate meglio. Cosa succederebbe se tali priorità venissero invertite? Questo libro analizza un movimento che porta avanti tecnologie sociali innovative e a volte brillanti che vorrebbero favorire tale rovesciamento ricollocando le persone al centro del mondo e dell’esistenza. È fatto di progetti e azioni, immaginazione e organizzazione. Implica anche una coraggiosa difesa dei diritti umani. Promuove l’innovazione incentrata sulla vita quotidiana: l’esigenza e il piacere di imparare, di prendersi cura degli altri, di preparare il cibo, di crescere i bambini, di viaggiare e di svolgere un lavoro soddisfacente. Queste peculiarità umane sono minacciate da potenze globali che non prendono in considerazione i desideri più profondi delle persone.


Quando parlo del movimento con accademici o amici che lavorano nei mezzi d’informazione, la prima domanda che mi sento rivolgere è sempre la stessa: se è così grande, perché non ha maggiore visibilità? Ovvero:perché non ha più visibilità su giornali e notiziari, soprattutto televisivi?

Il movimento, anche se persegue fini globali, generalmente rimane invisibile fino a quando non si riunisce per prendere parte a qualche dimostrazione a Londra, Praga, New York, o durante gli incontri annuali del World Social Forum; dopodiché, sembra nuovamente scomparire, rinforzando la percezione che sia solo un fuoco fatuo.

Questo movimento non rientra esattamente in nessuna delle categorie della società moderna, e ciò che non si può vedere non ha un nome. Negli affari, ciò che non può essere misurato non può essere gestito; nei mezzi d’informazione, ciò che non si vede non fa notizia.

[omissis]

Ciò che già conosciamo fa da supporto a ciò che vediamo e ciò che vediamo fa da supporto a ciò che comprendiamo. La Rivoluzione industriale è rimasta senza nome per più di un secolo, in parte perché la sua evoluzione non rientrava nelle categorie tradizionali, ma anche perché nessuno riusciva a definire cosa stesse accadendo, sebbene fosse evidente a tutti.

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June 8, 2009 - 3:12 PM Nessun Commento

2.1 – Un “Movimento” ubiquitario, interconnesso e senza nome Nessun Commento

[Estratto dal capitolo 2 "Benedetta irrequietezza"; pag 42 e 41]

“Esiste una vitalità, una forza vitale, un’energia, un’accelerazione che si traduce,
tramite te, in azione e, visto che in ogni momento tu sei unica, questa espressione è
unica [...] Devi mantenerti aperta e conscia nei confronti degli impulsi che ti
motivano. Mantieni aperto il canale [...] [Non esiste] nessuna soddisfazione in
nessun momento. Esiste solo una strana, divina insoddisfazione, una benedetta
irrequietezza che ci fa andare avanti e ci rende più vitali degli altri.”

Martha Graham ad Agnes De Mille, Dance to the Piper1

“Come può una persona vivere un’esistenza morale e compassionevole quando
è pienamente cosciente del sangue, dell’orrore inerente alla vita, quando trova
l’oscurità non solo nella sua cultura, ma dentro di sé? Se esiste uno stadio in cui una
persona diventa veramente adulta, deve essere quando comprende l’ironia insita
nella sua evoluzione e accetta la responsabilità di una vita vissuta nel mezzo di
questo paradosso. Una persona deve vivere immersa nelle contraddizioni, perché se
tutte le contraddizioni venissero eliminate contemporaneamente, la vita crollerebbe.
Semplicemente, non esistono risposte ad alcune delle grandi e pressanti domande.
Si continua a viverle, rendendo la propria vita una degna
espressione dell’aspirazione alla luce.

Barry Lopez, Sogni artici

“Sono grande, contengo moltitudini.”
Walt Whitman, Canto di me stesso

Clayton ThomasMüller parla, in un raduno comunitario della nazione Cree, delle discariche costruite sulle loro terre nell’Alberta settentrionale, laghi tossici così grandi da risultare visibili dallo spazio.

Shi Lihong, fondatrice di Wild China, gira documentari insieme a suo marito sugli emigranti sfollati a causa della costruzione di grandi dighe.

Rosalina Tuyuc Velásquez, del popolo MayaKaqchukel, lotta per l’individuazione dei responsabili di decine di migliaia di vittime degli squadroni della morte in Guatemala. Rodrigo Baggio recupera vecchi computer a New York, Londra e Toronto e li installa nelle favelas del Brasile, dove lui e il suo gruppo insegnano ai bambini poveri a utilizzarli.

La biologa Janine Benyus, durante un forum economico nel Queensland, parla a 1.200 diri
genti dello sviluppo industriale basato sulla biologia.*

Paul Sykes, un volontario della National Aubon Society, completa il suo cinquantaduesimo Christmas Bird Count a Little Creek, Virginia, andandosi ad aggiungere ad altri 50.000 che censiscono 70 milioni di uccelli in un giorno.

Sumita Dasgupta guida studenti, ingegneri, giornalisti, agricoltori e membri del popolo Adivasis durante un viaggio di dieci giorni nel Gujarat per studiare il ripristino degli antichi sistemi di captazione e raccolta delle acque meteoriche, che riportano la vita nelle aree dell’India colpite da siccità.

Sila Kpanan’Ayoung Siakor illustra i collegamenti fra le politiche di genocidio del presidente Charles Taylor e il taglio illegale del legno in Liberia, che hanno portato a sanzioni internazionali e all’introduzione delle politiche per il legname certificato e sostenibile.

Queste otto persone, che potrebbero non incontrarsi e non conoscersi mai, fanno parte di una coalizione che comprende centinaia di migliaia di organizzazioni. Non rivendicano poteri speciali e crescono con discrezione, come i fili d’erba dopo la pioggia.

Il movimento nasce e si diffonde in tutte le città e paesi, comprendendo praticamente ogni tribù, cultura, lingua e religione, dai Mongoli agli Uzbechi ai Tamil. È formato dafamiglie indiane, studenti australiani, agricoltori francesi, senzaterra brasiliani, bananere dell’Honduras, i “poveri” di Durban, abitanti dei villaggi in Irian Jaya, tribù indigene boliviane e casalinghe giapponesi. I suoi leader sono agricoltori, zoologi, calzolai e poeti. Offre un sostegno e un senso a miliardi di persone nel mondo. Questo movimento non può essere diviso, perché è estremamente frazionato, una raccolta di piccoli gruppi con collegamenti molto aperti.2 Si forma, si scioglie e poi si riunisce nuovamente, senza una leadership, una guida o un controllo centrale.

Invece di cercare il predominio, questo movimento senza nome lotta per dissolvere le concentrazioni di poteri. È riuscito a far cadere governi, imprese e leader, agendo tramite testimonianze, informazione e azioni di massa.
Negli ultimi anni ha goduto di una forte accelerazione, grazie alla sempre maggiore diffusione delle tecnologie informatiche, divenuta accessibile in tutto il mondo. La sua forza risiede nelle sue idee, non nel potere.


Immaginate l’esistenza collettiva di tutti gli esseri umani come un organismo, pervaso da attività intelligenti, risposte immunitarie dell’umanità per resistere e curare gli effetti di corruzione politica, economie malate e degrado ecologico, indipendentemente dal fatto che siano causati dal libero mercato, dalla religione o da ideologie politiche. In un mondo divenuto troppo complesso per ideologie restrittive, anche la stessa parola “movimento” può risultare limitante per descrivere tale processo.

La scrittrice e attivista Naomi Klein lo chiama “il movimento dei movimenti” e io, in mancanza di un termine migliore, continuerò a chiamarlo “movimento”, in quanto credo che tutte le sue componenti stiano iniziando a convergere.


Il movimento ha tre radici che sono diventate sempre più interdipendenti:

  • l’attivismo ambientalista,
  • le iniziative per la giustizia sociale
  • e la resistenza delle culture indigene alla globalizzazione.

Nell’insieme, esprime l’esigenza della maggior parte delle persone di tutto il mondo di difendere l’ambiente, cercare la pace, rendere veramente democratici i processi decisionali e le politiche, reinventare i governi dal basso e migliorare la vita di donne, bambini e poveri. Nel corso della storia, eserciti, corporazioni, capi religiosi e zeloti politici hanno sopraffatto la maggioranza, che nel nostro mondo al rovescio viene considerata una minoranza. 3

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June 8, 2009 - 1:30 AM Nessun Commento

1.2 Riconsiderare… Nessun Commento

[Estratto dal capitolo 1 "Gli inizi"; pag 33 - 22 righe; pag 34 intera; pag 35 - 9 righe]

L’ispirazione non proviene dalle litanie sui danni già fatti; piuttosto, si trova nella disponibilità umana a ricostruire, riparare, ricomporre, ripristinare, recuperare, reinventare e riconsiderare. “Considerare” (con sidere) significa “con le stelle”; riconsiderare significa riunirsi al movimento e ai cicli del cielo e della vita. Qui l’enfasi è posta sulle intenzioni degli esseri umani, dato che gli esseri umani sono fragili e imperfetti. Le persone non sempre sanno leggere e scrivere o sono istruite. Molti individui nel mondo sono poveri e soffrono di malattie croniche. Non sempre i poveri riescono a procurarsi il cibo giusto per un’alimentazione corretta e devono lottare per nutrire ed educare i loro figli. Se persone con tali carichi riescono ad andare oltre le loro difficoltà quotidiane e agire con il chiaro scopo di combattere lo sfruttamento e operare per la ricostruzione, allora si sta preparando qualcosa di veramente potente. Non si tratta solo di poveri, ma di persone di tutte le razze, di tutte le classi sociali e di tutti i luoghi del mondo. “Un giorno finalmente hai capito quel che dovevi fare e hai cominciato, anche se le voci intorno a te continuavano a gridare i loro cattivi consigli”.2 Questa è la descrizione che Mary Oliver fa del passaggio da un’atteggiamento profano a un profondo senso di connessione con il mondo vivente.

Anche se generalmente i telegiornali annunciano la morte di persone a noi estranee, milioni di uomini e donne continuano ad agire proprio in nome di quegli estranei. Questo altruismo ha origini religiose, persino mitiche, e affonda le sue radici nell’estrema concretezza del XVIII secolo. Gli abolizionisti furono il primo gruppo a creare un movimento nazionale e globale per difendere i diritti di persone che non conoscevano. Fino a quel momento, nessun gruppo di cittadini aveva avanzato reclami che non avessero a che fare con i loro stessi interessi.3 I conservatori misero in ridicolo gli abolizionisti, allo stesso modo in cui oggi deridono liberali, progressisti, attivisti e tutti quelli che vogliono risolvere i problemi del mondo, rendendo questi termini dispregiativi. Curare le ferite del mondo e dei suoi abitanti non richiede santità o un partito politico, ma solo buon senso e perseveranza. Non si tratta di un’attività liberale o conservatrice, si tratta di un atto sacro. È un’impresa enorme che cittadini comuni, e non governi autonominati od oligarchie, stanno portando avanti in tutto il mondo.

Moltitudine inarrestabile è un’esplorazione di questo mondo, dei suoi appartenenti, dei suoi scopi e dei suoi ideali. Ne ho fatto parte per decenni e, di conseguenza, non posso affermare di essere come un giornalista distaccato che esamina obiettivamente il suo soggetto. Spero che le pagine che seguono possano essere considerate l’espressione di un ascolto attento.

Il sottotitolo del libro, Come è nato il più grande movimento del mondo e perché nessuno se ne è accorto, è una domanda per cui non esiste una sola risposta. Come quello di chiunque altro, il mio punto di vista si basa su convinzioni accumulate nel tempo e su giudizi arricchiti da una rete di amici e colleghi. In ogni caso, ho scritto questo libro soprattutto per scoprire quello che ancora non so. Parte di ciò che ho appreso riguarda una storia antica che sta riemergendo, ciò che il poeta Gary Snyder chiamava “la grande clandestinità”, una corrente di umanità che risale al Paleolitico, e che affonda le sue radici in guaritori, sacerdotesse, filosofi, monaci, rabbini, poeti e artisti “che parlano a nome del pianeta, delle altre specie, dell’interdipendenza; un flusso vitale che scorre sotto, attraverso e intorno agli imperi”.4

Nello stesso tempo, ho imparato molte cose nuove. I gruppi sono interconnessi, non esiste un parola che descriva esattamente la complessità di questa rete di relazioni.5 Internet e gli altri strumenti di comunicazione hanno rivoluzionato le possibilità, per i piccoli gruppi, di raggiungere dei traguardi e di conseguenza stanno cambiando i luoghi del potere. Sono sempre esistite reti di persone potenti, ma, fino a poco tempo fa, non è mai stato possibile mettere in collegamento il mondo intero.

Moltitudine inarrestabile descrive cosa differenzia questo movimento dai precedenti movimenti sociali, in particolare per quanto riguarda l’ideologia. Le organizzazioni all’interno del movimento sono nate una alla volta, generalmente senza una visione predeterminata del mondo, e si sono date i loro obiettivi prescindendo da qualunque ortodossia. Secondo alcuni storici e analisti, i movimenti esistono solo quando possiedono un nucleo di credenze ideologiche o religiose. Inoltre, non esistono nel vuoto totale: un forte leader caratterizza qualsiasi movimento e spesso ne costituisce il fulcro intellettuale, anche dopo che è morto. Il movimento che descrivo in questo libro, come ho già detto, non si riconosce in nessun leader e, di conseguenza, rappresenta un fenomeno sociale del tutto diverso.

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June 8, 2009 - 1:18 AM Nessun Commento

1.1 L’intuizione iniziale 5 Commenti

[Estratto dal capitolo 1 "Gli inizi"; pag 29; pag 30 intera; pag 31; pag 32 - 20 righe]

Negli ultimi quindici anni ho tenuto circa mille conferenze sull’ambiente e, ogni volta, mi sono sentito come un funambolo alla ricerca dell’equilibrio perfetto. Le persone desiderano sapere cosa sta succedendo al loro pianeta, ma nessuno vorrebbe mai deprimere il proprio pubblico, per quanto cupo e preoccupante sia il futuro previsto dalla scienza che studia i tassi di perdita ambientale. Tuttavia, essere ottimisti riguardo al futuro richiede delle basi convincenti per un’azione costruttiva: è impossibile descrivere le possibilità future senza prima definire accuratamente le problematiche attuali. Colmare tale divario ha sempre costituito per me una sfida e le platee, ignorando soavemente il mio turbamento intellettuale, mi hanno fornito un insolito punto di vista. Dopo ogni conferenza, una piccola folla mi circondava per parlare, porre domande e scambiare biglietti da visita.

Generalmente, queste persone si occupavano delle tematiche più dibattute ai nostri giorni: cambiamenti climatici, povertà, deforestazione, pace, risorse idriche, fame, conservazione, diritti umani. Provenivano dal mondo del non profit e delle organizzazioni non governative, noto anche come “società civile”: si erano presi cura di fiumi e golfi, avevano insegnato ai consumatori i principi dell’agricoltura sostenibile, installato pannelli solari sulle loro abitazioni, esercitato azioni di lobby sui legislatori nazionali per contrastare l’inquinamento, lottato contro politiche commerciali tagliate a misura d’impresa, lavorato per rendere verdi le principali metropoli e fornito un’istruzione ai bambini in materia di ambiente. Semplicemente, avevano dedicato le loro esistenze a cercare di salvaguardare la natura e a difendere diritti.

Malgrado fossimo negli anni Novanta e i mezzi d’informazione ignorassero queste persone, queste occasioni mi offrivano la possibilità di ascoltare le loro preoccupazioni. Incontravo studenti, nonne, adolescenti, membri di tribù, uomini d’affari, architetti, insegnanti, professori in pensione e genitori preoccupati. Dato che mi spostavo continuamente e che le organizzazioni rappresentate da queste persone erano radicate nelle loro comunità, in un anno iniziai a farmi un’idea della varietà di questi gruppi e del loro numero complessivo. I miei interlocutori avevano molto da dire. Erano informati, ricchi d’immaginazione e di vitalità; offrivano idee, spunti e intuizioni. In un certo senso, Moltitudine inarrestabile rappresenta la somma di ciò che mi hanno donato. I miei nuovi amici mi davano libri e articoli, infilavano piccoli regali nel mio zaino o avanzavano proposte per imprese verdi. Un nativo americano mi spiegò che la separazione fra ecologia e diritti umani è artificiale, che i movimenti ambientalisti e quelli per la giustizia sociale affrontano due aspetti dello stesso, grande dilemma. I danni inflitti alla Terra ricadono su tutte le persone e il modo in cui un uomo tratta un altro uomo si riflette sul nostro modo di trattare il pianeta. Mano a mano che le mie conferenze iniziavano a rispecchiare una maggiore consapevolezza, il numero e la varietà di persone che offrivano biglietti da visita crebbero. A ogni conferenza collezionavo dai cinque ai trenta biglietti da visita e, dopo una settimana o due di viaggi, tornavo a casa con qualche centinaio di biglietti ficcati in tutte le tasche. Li disponevo sul tavolo della mia cucina, leggevo i nomi, guardavo i loghi, esaminavo la missione e rimanevo meravigliato dalla diversità di azioni e scopi che questi gruppi perseguivano a favore di altri. Quindi, conservavo i biglietti in cassetti o sacchetti di carta, come ricordi di viaggio. Negli anni, avevo raccolto migliaia di questi biglietti e, ogni volta che li guardavo, mi sorgeva spontanea la stessa domanda: esiste qualcuno realmente in grado di valutare il numero enorme di gruppi e organizzazioni coinvolti in queste cause? Dapprima, si trattò di semplice curiosità, ma lentamente si trasformò nella sensazione che qualcosa di molto più grande stesse nascendo, un importante movimento sociale che stava eludendo i radar della cultura di massa.

Sempre più curioso, iniziai a contarli. Consultai i documenti governativi disponibili per i diversi paesi e, utilizzando i dati dei censimenti fiscali, valutai in circa 30.000 il numero delle organizzazioni ambientaliste sparse per il mondo; quando poi presi in considerazione anche quelle per la giustizia sociale e per i diritti delle popolazioni indigene il numero superò le 100.000. Successivamente, feci delle ricerche per capire se era mai esistito un movimento uguale a questo per dimensioni o finalità, ma non riuscii a trovarne uno, passato o presente che fosse. Più indagavo, più approfondivo e più il numero continuava a salire: trovavo elenchi, indici e piccoli database specifici per settori o aree geografiche. Avevo iniziato un percorso che mi avrebbe portato molto più lontano di quanto avessi immaginato. Realizzai subito che la mia valutazione iniziale di 100.000 organizzazioni era sottostimata di almeno dieci volte, e attualmente credo che esistano più di un milione, forse anche due, di organizzazioni che operano per la sostenibilità ecologica e la giustizia sociale.

In base alle definizioni convenzionali, questa immensa varietà di individui impegnati non costituisce un movimento. I movimenti hanno leader e ideologie. Le persone “aderiscono” ai movimenti, ne studiano i testi e si identificano con un gruppo. Leggono le biografie del fondatore e ascoltano i suoi discorsi, con registrazioni o dal vivo. In breve, i movimenti hanno dei seguaci. Tuttavia, questo movimento non corrisponde ai modelli tradizionali. È frammentato, non organizzato e orgogliosamente indipendente. Nessun manifesto o dottrina, nessuna autorità che eserciti un controllo. Prende forma in scuole, fattorie, giungle, villaggi, aziende, deserti, aree di pesca, slum, persino negli alberghi di lusso di New York. Uno dei tratti che lo caratterizza consiste nel suo essere un movimento umanitario globale che, timidamente, sta emergendo dal basso verso l’alto. Una moltitudine unita da una condizione che non ha precedenti: il pianeta ha una malattia, caratterizzata da pesante degrado ecologico e rapidi cambiamenti climatici, che mette a rischio la sua esistenza.

A mano a mano che calcolavo il numero delle organizzazioni, nella mia testa si affacciò il dubbio di essere testimone della crescita di qualcosa di organico, se non biologico. Piuttosto che un movimento nel senso tradizionale del termine, non potrebbe trattarsi di una risposta istintiva e collettiva alla minaccia? La sua natura frammentaria non potrebbe rispondere a esigenze connaturate ai suoi scopi? Quali sono i meccanismi alla base del suo funzionamento? Qual è la sua velocità di crescita? E la natura dei suoi collegamenti? Perché continua a essere ignorato? Ha una storia? Riuscirà a fronteggiare con successo quelle problematiche che i governi non sono stati in grado di risolvere: energia, occupazione, conservazione, povertà e riscaldamento globale? Diventerà centralizzato o continuerà a essere frammentario? Si sfalderà davanti a ideologie e fondamentalismi?

Ho cercato un nome per questo movimento, ma non ne esistono. Ho incontrato persone che volevano conferirgli un assetto o dargli un’organizzazione, un compito difficile, si tratta del movimento più complesso che l’umanità abbia mai costituito. Molte persone esterne lo considerano privo di forza, ma ciò non arresta la sua crescita. Quando lo descrivo a politici, accademici e uomini d’affari, mi rendo conto che molti credono ggià di conoscere il movimento, i suoi modi d’operare, la sua natura e le sue dimensioni approssimative. Basano le loro convinzioni sui rapporti dei mezzi d’informazione su Amnesty International, Sierra Club, Oxfam o altre rispettabili istituzioni. Possono essere direttamente informati in merito ad alcune organizzazioni più piccole e possono addirittura far parte del consiglio direttivo di qualche piccolo gruppo. Per loro, e per altri, il movimento è piccolo, noto e circoscritto, è un tipo nuovo di volontariato con una manciata di attivisti fuori controllo che occasionalmente gli procurano una cattiva fama. Anche le persone all’interno del movimento possono sottostimarne l’ampiezza, basando il loro giudizio solo sull’organizzazione a cui appartengono, anche se i network sono in grado di comprendere solo una parte del tutto. Dopo aver trascorso anni a studiare il fenomeno e aver creato insieme ad alcuni colleghi un database globale delle organizzazioni coinvolte, sono giunto alla seguente conclusione: si tratta del più grande movimento sociale in tutta la storia dell’umanità. Nessuno conosce il suo scopo e i meccanismi del suo funzionamento sono più misteriosi di quanto sembri. Quello che salta agli occhi è indiscutibile: aggregazioni coerenti, organiche, autorganizzate, che riuniscono decine di milioni di persone che operano per un cambiamento.

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June 8, 2009 - 1:11 AM Commenti (5)