Moltitudine Inarrestabile (Benedetta Irrequietezza)

Come è nato il più grande movimento al mondo e perché nessuno se ne è accorto

ATTIVISMO AMBIENTALE & POLITICO, RESILIENZA ED EVOLUZIONE FILOGENETICA: un quadro contemporaneo (di Dario Tamburrano) Nessun Commento

(tratto da decrescitafelice.it)

“In Occidente abbiamo questa presunzione straordinaria,
che mentre noi abbiamo lavorato duramente
alla creazione di meraviglie e innovazioni tecnologiche,
le altre culture del mondo siano rimaste intellettualmente ferme.
Niente potrebbe essere più lontano dalla verità.
Né tale differenza è dovuta ad alcun tipo di superiorità degli occidentali in materia.
Ora sappiamo che dal punto di vista biologico
è vero ciò che noi abbiamo sempre sognato essere vero
dal punto di vista filosofico,
ovvero che siamo tutti fratelli e sorelle.
Per definizione, possediamo tutti lo stesso patrimonio  genetico.
Ciò significa che ogni singola società e cultura umana,
per definizione, condividono la stessa acutezza mentale,
la stessa capacità intellettuale.
E che il genio grezzo venga messo al servizio della stregoneria tecnologica
o a districare il complesso intreccio della memoria relativa a un mito,
si tratta semplicemente di scelte e orientamenti culturali.”
Wade Davis, The Ethnosphere and the Academy


ATTIVISMO E PARADOSSI DELL’ERA CONTEMPORANEA

Diritti umani e giustizia sociale, decrescita e sostenibilità ambientale, sarà capitato a tutti noi, almeno una volta, di chiedersi se l’impegno che mettiamo nel diffondere e difendere questi principi  possa ottenere risultati tangibili e duraturi.

Confrontandosi con i nostri stessi più cari amici e familiari, quanti di loro si mostrano del tutto refrattari ad un qualsiasi cambio di atteggiamento non conforme ai disvalori standardizzati e globalizzati dell’apparire, del consumo e della crescita materiale ad ogni costo?

Quante volte, ci siamo sentiti una goccia solitaria ed alla deriva in un mare troppo grande? Quante volte, confusi e disorientati, senza certezze, in questo magma contemporaneo di eventi ed informazioni contrastanti e parcellizzate che quotidianamente irrompono nelle nostre coscienze?

La storia della specie ha subito negli ultimi secoli una accelerazione logaritmica. Oggi una sola generazione è stata testimone di un esplosione demografica e produttiva senza precedenti. L’applicazione delle tecnologie ha creato oggetti e servizi che hanno rivoluzionato in brevissimo tempo gli usi ed i costumi dei singoli e delle masse. Abbiamo assistito alla globalizzazione delle idee e delle merci, all’avvento della mobilità individuale su scala planetaria, alla fine della guerra fredda ed al crollo di tutte le ideologie politiche che fino a pochi anni dominavano il mondo.

Se tutto ciò ha portato grandi speranze, i neofondamentalismi economici e religiosi, la crisi degli ecosistemi, il progressivo impoverimento delle risorse naturali, l’instabilità climatica, lo sfruttamento neocoloniale di buona parte del pianeta, il genocidio, non solo culturale, delle diversità, ci hanno instillato d’altra parte enormi preoccupazioni ed interrogativi.

L’uomo contemporaneo occidentalizzato, che grazie alla disponibilità di grandi mezzi, sarebbe dovuto crescere in senso critico, in tempo libero ed in libertà e diritti, è invece diffusamente anestetizzato, inconsapevole ed impotente. Imbrigliato in questo incredibile paradosso della modernità.

All’interno di questo quadro si inserisce a sorpresa l’interpretazione olistica e positiva dello stato attuale dell’umanità che Pawl Hawken ci fornisce nel suo ultimo saggio “Moltitudine Inarrestabile”.

IL PANORAMA GLOBALE DEI MOVIMENTI

LOCALI E SOVRANAZIONALI

Hawken esordisce delineando un ampio panorama delle organizzazioni e delle comunità che attualmente operano nel pianeta per la difesa dei diritti umani e civili e per la sostenibilità ambientale. Emerge da questa sorta di censimento che questo numero è impressionante in ogni luogo e senza differenza di razza e cultura. Queste associazioni di individui costituisco nel loro complesso un movimento spontaneo ed auto-organizzato, senza un centro ed un’ideologia portante che sfugge alla categorizzazione classica al punto tale che i media non sono in grado di recepirne la portata ubiquitaria e di coglierne l’aspetto innovativo.

LA FUSIONE DELLE CULTURE INDIGENE CON L’AMBIENTALISMO E LA GIUSTIZA SOCIALE

Secondo Hawken, in questo che egli definisce il “movimento senza nome”, stanno confluendo in un’unica visione sia gli insegnamenti e i valori delle culture indigene di ogni continente, sia le tematiche proprie dei movimenti ambientalisti, per la giustizia sociale ed i diritti umani. Per la prima volta nella storia dell’uomo si assiste ad una moltitudine di individui che a volte inconsapevolmente, pur nella loro diversità, operano nella stessa direzione.


IL SISTEMA IMMUNITARIO DEL PIANETA

Similmente ad un sistema immunitario che è formato da più parti che collaborano tra di loro per reagire agli attacchi infettivi, questo movimento è, per Hawken, paragonabile ad una risposta immune della specie umana nel suo complesso, come reazione di autodifesa alle politiche economiche di sfruttamento dei popoli e di distruzione degli ecosistemi che minano la sopravvivenza dell’umanità stessa.

SALTO QUANTICO FILOGENETICO

Questo movimento dei movimenti può pertanto essere considerato come un nuovo organismo, un salto quantico filogenetico e culturale, in risposta alle nuove pressioni ambientali e storiche, cui la nostra specie è attualmente soggetta. Sappiamo che miliardi di anni fa, da un brodo primordiale di atomi e molecole, sono miracolosamente ed improvvisamente nate le prime cellule capaci di autoreplicarsi, le quali si sono differenziate ed unite collaborativamente prima in organismi pluricellulari e poi in esseri superiori dotati di tessuti ed organi comunicanti per mezzo del sistema nervoso.


INTERNET COME SISTEMA NERVOSO,

DATI CULTURALI COME GENI

Ecco che, oggi, ha preso forma un corpo unico formato da una moltitudine di organizzazioni ed individui, che interagiscono tra di loro, grazie all’avvento dei nuovi media sociali figli di internet; l’esistenza di una rete di comunicazione così ramificata e veloce, rappresenta il sistema nervoso di questo organismo simbiontico sovraspecie i cui geni non sono più le molecole di DNA, ma le informazioni multiculturali presenti e latenti che nella rete sono memorizzate, attivate e trasmesse in un’inarrestabile fecondazione incrociata dalle conseguenze inesplorate ed imprevedibili.

DIVERSITA’, SIMBIOSI E RESILIENZA

Questo fenomeno di tipo organico è in grado di mutare e di riorganizzarsi velocemente come un virus, in virtù proprio dell’assenza di un ideologia statica e di un controllo centrale, e fa, della molteplicità di culture e conoscenze integrate, il suo punto di forza, analogamente ad un sistema naturale che aumenta la sua resilienza parallelamente al crescere della sua biodiversità.

IL MOVIMENTO COME NUOVA FORMA DI VITA INTELLIGENTE, INVISIBILE E SOVRA SPECIE

Un movimento, quindi, particolarmente intelligente per la sua adattabilità che ha tutto l’aspetto di una forma di vita nuova e non catalogabile, e quindi invisibile, potenzialmente in grado, pertanto, di affrontare e superare le enormi sfide che ci attendono. E’ un evento di portata epocale nella storia dell’uomo che fornisce un significato assai profondo al nostro impegno individuale e collettivo. Senza saperlo, ne facciamo già parte e ci ha già contagiato vivendo dentro di noi. Chi è in grado di vedere anche in Italia il superamento degli schieramenti ideologici ed immobilizzanti del secolo scorso, sta già costruendo in maniera consapevole, il futuro sostenibile, sociale e politico del nostro paese.

Dario  Tamburrano, San Giovanni a Piro (SA), 30 giugno 2009

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June 30, 2009 - 10:12 PM Nessun Commento

8.1 – Ipotesi Gaia. Il movimento come risposta immunitaria dell’umanità. Nessun Commento

[Estratto dal capitolo 8 "Immunità"; pag 187,  189, 190 (19 righe), 191 (14 righe), 192, 193, 194 (16 righe), 195 (16 righe)]

I nostri sistemi immunitari, solo loro, ci proteggono dal diventare, all’improvviso,
qualcun altro. Siamo quello che siamo solo perché in ogni momento di ogni giorno
ci difendiamo. E noi siamo tutto. Siamo parte di altri. Ritratti dipinti da qualche
parte fra il nostro cervello e il timo. Siamo le schifezze che abbiamo mangiato e le
canzoni che abbiamo cantato. Siamo la luce delle stelle e l’oscurità antica al di là
di ogni immaginazione. Siamo nello stesso tempo fuochi spontanei e acqua
consacrata. Siamo fede e perdono.
Siamo la nostra stessa morte e l’eterno pensiero degli altri.

Gerald Callahan, Faith, Madness, and Spontaneous Human Combustion1

Una delle bellezze della biologia consiste nel fatto che le sue realtà diventano le nostre metafore.
Kenny Ausubel, Nature’s Operating Instructions2

Negli anni Sessanta, Sir James Lovelock iniziò a prendere in esame la possibilità che la Terra potesse essere un unico organismo vivente. L’ipotesi Gaia, come più tardi lui stesso la chiamò, asserisce che, nel creare le condizioni favorevoli alla vita, la Terra dimostra caratteristiche di autorganizzazione e autoregolazione simili a quelle degli organismi viventi. Due secoli prima, Immanuel Kant e l’economista francese Jacques Turgot immaginarono l’umanità stessa come un’entità simile, un sistema dotato di alcuni degli attributi di un organismo. Non furono gli unici. Da Spinoza a Gandhi, da Lewis Thomas a Teilhard de Chardin, filosofi, maestri religiosi e scienziati si sono chiesti se la razza umana non fosse interconnessa con modalità misteriose e inesplicabili. “Insieme, la grande massa di menti umane di tutta la Terra sembra comportarsi come un sistema vivente coeso” scrisse Thomas.3

Una delle differenze fra il movimento dal basso che sta esplodendo in tutto il mondo e le ideologie consolidate consiste nel fatto che il movimento sviluppa le sue idee sulla base dell’osservazione, mentre le ideologie agiscono basandosi su credenze o teorie: la stessa distinzione che, al tempo di Charles Darwin e William Paley, differenziava l’evoluzionismo dal creazionismo, la stessa che George Soros opera fra società chiuse e società aperte. Darwin non tentò di confutare il creazionismo. Da scienziato sul campo qual era, cercò invece di dare un senso alle prove che aveva raccolto durante il viaggio a bordo dell’HMS Beagle. Nello stesso modo, il movimento non cerca di confutare il capitalismo, la globalizzazione o il fondamentalismo religioso, ma prova a dare un senso a quanto scoperto nelle foreste, nelle favelas, nelle fattorie, nei fiumi e nelle città.

Il movimento ha ideologi? Certo, ma fondamentalmente è composto da quella parte di umanità che si è assunta il compito di proteggere e salvare se stessa. Se ammettiamo che la metafora dell’organismo unico sia applicabile all’umanità, possiamo immaginare un movimento collettivo che protegga, ripari e ricostruisca la capacità di quell’organismo di resistere alle minacce. Se così fosse, quella stessa capacità di risposta funzionerebbe come un sistema immunitario, che opera indipendentemente dalla volontà del singolo individuo. In particolare, l’attività condivisa di centinaia di migliaia di organizzazioni non profit può essere interpretata come la risposta immunitaria dell’umanità a tossine come corruzione politica, disordine economico e degrado ecologico.

Proprio come il sistema immunitario riconosce le cellule del proprio organismo da quelle estranee, il movimento distingue tra sé e nonsé. Proprio come il sistema immunitario rappresenta la difesa interna che consente a un organismo di perdurare nel tempo, la sostenibilità costituisce una strategia dell’umanità per continuare a esistere. La parola immunità viene dal latino im munis* che significa “pronto all’uso”.4Normalmente, il sistema immunitario viene descritto con una terminologia militare: un ministero della difesa biologico armato per combattere gli organismi invasori.5 Nell’esempio classico, gli anticorpi si attaccano agli invasori molecolari, che poi vengono neutralizzati e distrutti dai globuli bianchi. Semplice ed elegante; tuttavia, il processo di risposta agli invasori e alle malattie risulta molto più complesso e interessante.

[omissis]

Al centro dell’immunità c’è un miracolo di recupero e ripristino, poiché si verificano situazioni in cui il nostro sistema immunitario è indebolito. Stress, sostanze chimiche, infezioni, mancanza di sonno e una dieta pove ra possono travolgere il sistema e portarlo al collasso. Quando ciò accade, possono riaffiorare vecchie patologie, mentre la protezione da quelle nuove viene a mancare. Gli agenti patogeni crescono rapidamente e sembrano prendere il potere, e arriva un momento in cui la morte è molto vicina. A quel punto, a seconda dei casi, può accadere qualcosa di apparentemente straordinario: il crollo immunologico rallenta e si ferma, la nostra vita rimane sospesa finché non iniziamo a guarire come se avessimo trovato il filo d’Arianna, un ritorno alla ribalta degno di una trama di Hollywood. I meccanismi attraverso i quali il sistema immunitario, disorientato e confuso, riesca a invertire la tendenza e a riprendersi non sono ben chiari: qualcuno potrebbe parlare di mistero.7

[omissis]

Nel suo libro La rete della vitaFritjof Capra scrive:

“L’intero sistema assomiglia più a una rete come internet che a soldati in cerca di nemici. Gradualmente, gli immunologi hanno dovuto cambiare la loro percezione, da un sistema immunitario a una rete immunitaria”.8

Francesco Varela e Antonio Coutinho descrivono un sistema immunitario più simile a un sistema intelligente, vivente, in grado di apprendere e autoregolarsi; in pratica, quasi un’altra mente. Il suo funzionamento non dipende dalla sua potenza di fuoco, ma dalla qualità delle sue connessioni. Invece di “cellule interne” che distruggono automaticamente “cellule esterne”, si genera una risposta mediata agli agenti patogeni, come se, milioni di anni fa, il sistema immunitario avesse imparato a essere conciliante e, conoscendo i potenziali avversari, fosse in grado di fornire una risposta più saggia di quella istantanea, tesa al raggiungimento di un equilibrio più adeguato rispetto alla distruzione completa. Il sistema immunitario dipende dalla sua diversità per conservare la sua resilienza, grazie alla quale può mantenere l’omeostasi, rispondere alle sorprese, imparare dagli agenti patogeni e adattarsi ai repentini cambiamenti. Le implicazioni mediche sono chiare: per sconfiggere il cancro e le infezioni, dobbiamo capire come aumentare le connessioni della rete immunitaria piuttosto che l’intensità della sua risposta.9

In maniera simile, la rete di organizzazioni molto diverse che prolifera oggi nel mondo può costituire una difesa contro l’ingiustizia migliore persino di un F16. La connettività consente a questa rete di concentrarsi su un’attività e di convogliare le loro risorse in maniera precisa e parsimoniosa. Queste organizzazioni ottengono successi crescenti ricercando il consenso all’interno di democrazie “artigianali”, dove nessuno detiene tutto o troppo potere: la loro forza si basa sul dialogo e la sincerità. I computer, i telefoni cellulari, la banda larga e internet hanno creato le condizioni perfette per unificare anche le realtà più marginali.

Secondo Kevin Kelly, autore di Out of Control, internet è formato da un quintilione di transistor, un bilione di collegamenti e da un milione di email inviate ogni secondo. La legge di Moore, in base alla quale ogni 18 mesi le prestazioni dei processori raddoppiano e il loro prezzo si dimezza, si accorda con la legge di Metcalfe, che afferma che l’utilità di una rete aumenta in maniera esponenziale al crescere del numero degli utenti. Ciò vale tanto per le grandi aziende quanto per le piccole ONG, ma sono queste ultime a trarne i maggiori vantaggi, dato che le due leggi valgono più per le reti piccole che per quelle grandi. Le grandi organizzazioni non hanno bisogno di reti, mentre le piccole vi prosperano. Le reti sono sistemi complessi di elementi interconnessi, che collegano le singole azioni a una rete più ampia di conoscenze e meccanismi. I siti web sono collegati ad altri siti, a loro volta collegati a un numero ancora maggiore di siti e così via, dando vita a una massa fluida di informazioni, che cambia e cresce a seconda delle necessità, proprio come un sistema immunitario. Al centro di tutto non c’è la tecnologia, ma le relazioni, decine di milioni di personeche operano per il ripristino e la giustizia sociale.

Lo stato attuale del mondo indica che, dato il numero di organizzazioni e persone impegnate a lottare contro l’ingiustizia, il movimento non risulta particolarmente efficace. La risposta a questa affermazione è che le devastazioni legate alla globalizzazione hanno un vantaggio di circa cinquecento anni rispetto al sistema immunitario dell’umanità. Gli assalti alle risorse e la produzione di rifiuti, che procedono con intensità crescente, lo sradicamento delle culture e lo sfruttamento dei lavoratori rappresentano una patologia, né più né meno dell’epatite o del cancro, appoggiata da un sistema politicoeconomico di cui tutti facciamo parte.

Ogni dito puntato è inevitabilmente un dito che accusa noi. Possono non esserci colpevoli specifici, ma il sistema rimane una patologia, anche se siamo stati noi a crearlo e a servircene. Dato che molte persone si rendono conto di essere malate e sono intenzionate a curare anche le cause, e non solo i sintomi, il movimento ambientalista può essere visto come la risposta dell’umanità alle politiche che stanno contagiando la Terra; quello per la giustizia sociale affronta invece gli agenti patogeni, economici e legislativi, che distruggono famiglie, enti, culture e comunità. Due facce della stessa medaglia, perché ogni danno subito da una costituisce un danno anche per l’altra. Queste risposte immunitarie affrontano quelle che Paul Farmer chiama “patologie del potere” o “crescenti maree di disparità”, che alimentano la violenza, rivolta contro persone, luoghi o altre forme di vita. Nessuna cultura ha mai rispettato l’ambiente e maltrattato la sua gente e, al contrario, nessun governo può affermare di occuparsi dei suoi cittadini permettendo, nel contempo, che l’ambiente venga distrutto. Farmer scrive: “Una quantità maggiore di pistole e una repressione più severa possono rappresentare un rimedio a una scarsa presenza delle forze dell’ordine, ma violenza e caos non spariranno se fame, patologie e razzismo non verranno affrontati in maniera efficace e definitiva”.10

Le patologie a cui fa riferimento Farmer sono numerose, e il loro vettore è spesso costituito da imprese, enti governativi o banche; inoltre, queste patologie sono associate retoricamente con la giustificazione logica secondo cui servono ad aiutare quelle persone che, in realtà, danneggiano. I veicoli delle patologie sociali e ambientali possono essere anche eserciti e governi ma, più semplicemente, possono bastare modi errati di pensare, rigidità burocratiche e superbia istituzionale.

Il fine ultimo di un sistema immunitario globale è quello di identificare tutto ciò che non risulta favorevole alla vita e di contenerlo, neutralizzarlo o eliminarlo; quando una comunità, una cultura e un ecosistema sono stati danneggiati, esso cerca di prevenire un ulteriore deterioramento, di curare i danni e ripristinare l’integrità. Molte organizzazioni per la giustizia e i cambiamenti sociali hanno poco personale e ancor meno fondi e quasi tutte operano in contesti in cui l’apprendimento è difficoltoso.

[omissis]

Per affrontare gli agenti patogeni, il movimento ha dovuto trasformarsi in una moltitudine di organizzazioni diverse: istituti, enti per lo sviluppo delle comunità, gruppi di abitanti di villaggi e città, imprese, istituti di ricerca, associazioni, network, gruppi di fedeli, fondazioni ed enti. Ognuna di queste categorie contiene dozzine di organizzazioni definite in basealla loro attività; all’interno di queste diverse attività, i vari gruppi si focalizzano su tematiche specifiche: diritti dell’infanzia, pinnipedi, diversità culturale, conservazione della barriera corallina, riforma democratica, sicurezza energetica, alfabetizzazione. (L’appendice di questo libro fornisce una tassonomia del movimento che ne restituisce l’ampiezza e la varietà.) Poiché poi mezzi d’informazione parlano quasi sempre delle organizzazioni più grandi e consolidate, la diversità alla base del movimento rimane nascosta, o viene assorbita nello stereotipo che comprende dimostranti, slogan e proteste. Queste attività, che pure rappresentano un impegno importante, sono però la parte più piccola del lavoro portato avanti dal movimento.

[omissis]

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June 15, 2009 - 9:30 AM Nessun Commento